Alcune riflessioni sulla privacy nei social network

Oleh: Cyanto
24 febbraio 2010

Negli ultimi tempi ho seguito un pò il discorso privacy su Facebook così come su altri social network e ho raccolto le considerazioni di amici e colleghi. Quello che mi ha colpito è che la privacy viene vista da gran parte delle persone che ho ascoltato come diritto alla riservatezza.

In qualche modo la “privacy” pubblicamente intesa si sviluppa su due assi:

  1. la conoscenza dell’informazione cioè se questa è nota o meno
  2. la relazione tra me e gli altri

La privacy sembra essere una “politica di relazione” con gli altri.

Allora mi è venuto in mente uno strumento della psicologia cognitiva di cui stavo leggendo tempo fa: Johari window.

Lo Johari window è, semplificando, uno strumento che rende conto della relazione tra me e gli altri e della distribuzione delle informazioni che mi descrivono nella relazione tra me e gli altri. E’ un modo per capire cosa so io di me stesso e come mi vedono gli altri.

Johari

Lo schema presentato è una intepretazione dello Johari window tratto da “Piccolo manuale delle decisioni strategiche” edito da Rizzoli.

Tuttavia questo schema nato per altri scopi può essere, secondo me, applicato alla progettazione di applicazioni e social network.

In qualche modo un social network deve predisposrsi per ospitare la relazione tra me e gli altri nella sua interezza rispettando la mia tendenza naturale alla privacy (Area C). Tutti i social network nascono con finalità legate all’Area A.

Il diritto alla riservatezza si sviluppa sopratutto nel rapporto tra l’area A e l’area C.

Una integrazione corretta dell’ utente all’interno di un social network questo deve prevedere degli spazi tecnici affinchè l’utente possa coprire tutte le aree espresse nello schema.

Lo Johari window mostra come ci sia una naturale tendenza alla privacy in ogni utente per cui quando Zuckenberg dichiara che la privacy è roba vecchia o quando google buzz aggancia in automatico tutti i miei contatti di gmail crea una situazione in cui mi costringe ad espellere dal web o da quella piattaforma l’Area C.

Mi rendo conto che i concetti di questo post sono ancora un pò confusi, ma sto lavorando per arrivare ad una visione più limpida. Per ora avevo solo voglia di condividere questa ipotesi di lavoro e di chiedere a chiunque legga di postare suggerimenti, fonri, indicazioni.. se ne ha.

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2 Comments

  • 3 commenti veloci, che magari scaturiscono da pensieri senza senso. ma mi riprometto di ri-pensarci e, in caso, di aggiungerne altri, perché il post è molto interessante:

    1. Profilazione utente.
    I SN, Facebook in testa, mirano a profilare l’utente. Se solo C è visibile, la profilazione è limitata ed è anche a rischio di alterazione. Da questo punto di vista, mi aspetto che un SN punti alle zone C e B.

    Come fa, Facebook, ad allargarsi a C e B?
    Cambiando la percezione dell’utente. Quello che certa gente scrive su Facebook, oggi, 5 anni lo avrebbe detto, sì e no, agli amici. A questo riguardo, dai un’occhiata a un commento di De Biase (se non lo avevi già letto):
    http://blog.debiase.com/2009/12/facebook-privacy-update.html

    2. A proposito dell’area B.
    Quali strumenti abbiamo per gestirla/arginarla se, a un certo punto, viene fuori?

    Esempio estremamante innocuo: io sono permaloso, ma non me ne rendo conto. Parte una discussione fra i miei amici, mi prendono in giro, e io mi arrabbio (in fondo, sono permaloso).

    Cosa faccio? Se accetto la verità, un elemento di A è stato violato, se non l’accetto cmq è fuori dal mio controllo.

    3. In che categoria mettiamo la foto “di quand’eravamo ubriachi”?
    A parole, molti SN sono organizzati su 3 livelli, non su 2:
    - Info sconosciute agli altri
    - Info note agli “amici”
    - Info note agli altri

    Personalmente, penso che il tuo modello sia più corretto, cioè è questo che dobbiamo tenere a mente quando pubblichiamo qualcosa su qualsiasi SN (ps: incluso il web, che e’ il più grande SN che esista):
    http://esperimentotre.wordpress.com/2009/02/17/facebook-e-un-forum-pubblico/

    Secondo me, però, i SN giocano proprio su questa ambiguità.

  • Ciao Alezzandro,

    provo a seguirti pur non avendo ancora avuto tempo questa settimana di riflettere sulla questione:

    1. Davvero molto utile il post di De Biase.
    Un punto di vista molto interessante il tuo che mi ricorda le strategie post-vendita effettuata dalle case automobilistiche giapponesi negli anni ‘90.

    In sostanza si tratta di ridurre il rischio percepito dal consumatore nell’effettuare l’acquisto. L’intuizione dei giapponesi fu che la riduzione del rischio percepito è una attività da effettuare sia nel pre che nel post vendita.

    Nel nostro caso Facebook riduce il rischio percepito alla pubblicazione di informazioni personali fornendo un sistema di privacy maggiormente selettivo.

    2. L’area B è effettivamente problematica ed è quella meno “codificata” nel senso che non ho visto dei SN. Sicuramente questo è il punto debole dello schema, cioè un’area di difficile applicazione. Se pensiamo al post di De Biase e alle tue considerazioni al punto 1, azzardo dicendo che l’area B è l’incrocio e la correlazione di tutte le informazioni che facebook ha su di me e che gli consentono di effettuare un minimo di previsione/studio sui miei atteggiamenti e sulle mie predisposizioni culturali.

    3. Ai tre livelli che tu suggerisci avevo vagamente pensato ed è un altro punto che evidenzia la debolezza del modello. Nel senso che nel concetto di “alterità” (gli altri) vi sono diversi gradi e diversi tipi di rapporti che implicano la conoscenza di informazioni differenti… anche all’interno degli amici di Facebook esistono dei gradi di conoscenza. Teoricamente l’insieme degli “altri” potrebbe arrivare ad una granularità così fine da risursi al singolo elemento.

    In questo caso se il termine diventa l’altro lo schema potrebbe ritornare valido.

    Pensandoci bene più che un terzo livello manca un elemento che qualifichi la relazione tra il singolo e gli altri.

    Ti ringrazio per gli ottimi spunti/commenti.

    Saluti

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