“Il design del futuro” di D. Norman

Cavolo. Davvero un gran bel libro. Ho appena finito il primo capitolo ma mi piace davvero tanto.

Sembra che stavolta il testo sia meno cognitivo-scientifico è più di indirizzo politico-filisofico.

Nelle prime 18 pagine mi ha colpito molto il discorso che Norman conduce sull’estensione dell’uomo nelle macchine che mi ha riportato alla mente il buon caro Marshall McLuhan che “era già sul pezzo” un bel pò di tempo fa.

I quattro esempi di cui discute Norman: estensione di un artigiano nei suoi attrezzi, estensione di un cavaliere nel cavallo, estensione con una macchina non senziente, estensione con un sistema di feedback (tipo web), sono molto interessanti e fanno riflettere sulle problematiche dell’estesione delle persone anche all’interno degli applicativi web.

Nell’analisi di Norman appare vero che il fulcro centrale del lavoro del designer è legato alle modalità con le quali le persone si estendono senza trascurare dei fattori connaturati quali la resistenza all’estensione determinato dal fatto che la macchina sia più o meno senziente e più o meno complessa (vedi esempio del rapporto cavallo-cavaliere).

Interessante la visione del futuro di Norman: meno automazione , più miglioramento. Il futuro di Norman non è l’automa che sostituisce l’uomo ma il simbiote che lo affianca e lo estende aumentando le sue facoltà e accrescendole per un compito specifico. In sintesi più facilitazioni, meno intelligenza (al livello riflessivo) dalle macchine.

2 Comments »

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  1. ho finito il libro ieri e magari ne scriverò anche io due righe :)

    cmq mi sembra che l’argomento che emerge è la ricerca di un dialogo fra uomini e macchine che porti ad una collaborazione (simbiosi) proficua. Che sfrutti i punti di forza di ciascuno e cerchi di superare le grosse difficoltà comunicative fra due mondi (umano e mccanico, analogico e digitale) intrinsecamente diversi.

    Comment by Daneel Olivaw — March 26, 2008 #

  2. Attendo la tua recensione. Ho finito solo i primi due capitoli e l’argomento del terzo volge nella direzione della comunicazione tra uomo e macchina, come fai notare tu. Il secondo capitolo ruota spesso intorno al concetto di “territorio comune di dialogo” fra uomo e macchina che si avvicina molto ad un concetto di “area di intercomprensione” mutuato dalla linguistica.

    Attendo la tua recensione :-) .

    Comment by cyanto — March 27, 2008 #

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